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| "Troppo
spesso ci dimentichiamo di guardare oltre il dorato mondo del calcio,
ci sono attimi però, che rendono prezioso anche ciò
che apparentemente sembra opaco o diverso" |
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Ma questa è solo la biografia di Giampiero Ventura, una persona
tenace, cresciuto con la consapevolezza di voler e dovere essere
arbitro della propria vita. Dovunque sia stato ha lasciato qualcosa
di sé. Lo sanno bene a Pistoia, prima tappa importante di Ventura
allenatore dopo le esperienze nel settore giovanile della Sampdoria,
dove assieme all'amico Mario Frustalupi prima ed al presidente Maltinti
poi ha risollevato le sorti di una società. "Era come fare calcio
in famiglia" dice ricordando"siamo riusciti a portare allo stadio
diecimila spettatori, tenendo presente che al mio arrivo erano un
centinaio." E' da Pistoia in poi ha capito di avere fatto suoi i
concetti di "ricostruzione ", "programmazione", "calcio organizzato".
Infatti, passando attraverso l'esperienza "incredibile dal punto
di vista umano" di Giarre si è ritrovato partecipe del rilancio
del Lecce con il gruppo Semeraro. Coinvolto anche nel contesto societario,
Ventura ha consacrato in Puglia le sue doti di "ricostruttore" sposando
in toto la filosofia aziendale della società e diventando a volte,
se necessario, "uomo di rottura" come lui spesso si definisce. Due
promozioni consecutive ma soprattutto programmazione, spettacolo
e plusvalenze. A Cagliari poi ha dato il meglio. Ha raccolto un'isola
retrocessa in serie B, demoralizzata e con la complicità necessaria
del presidente Cellino ha portato e mantenuto squadra e territorio
nella massima serie. Ha valorizzato e scoperto giocatori riportando
l'entusiasmo e rinvigorendo l'orgoglio dei sardi con i quali, ha
avuto un feeling particolare tanto da sentirsi sempre uno di loro. |
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Successivamente
il cuore ha prevalso sulla ragione, rinunciando ad un'altra avventura
in serie A, per ritornare dalla sua Samp nella cadetteria. Indossando
i colori della sua infanzia, guida i blucerchiati ad un solo punto
dalla promozione. Un "insuccesso" che lo amareggia ancora,
come avesse deluso il grande amore della sua vita. Anche questo è
Ventura. L'ultima apparizione l'ha fatta ad Udine raccogliendo i bianconeri
a dicembre 2001 dopo la gestione Hodgson. Quello con il Friuli e con
i "bizzarri friulani" - come ama definirli Ventura - è
stato un rapporto contrastante: difficoltà ed incomprensioni
e subito dopo riconoscenza e sorrisi. Ha sempre creduto di trovarsi
in una terra simile alla Sardegna ma, a differenza del Cagliari, l'Udinese
non l'ha ringraziato. Ha lasciato Udine con la signorilità
che lo contraddistingue, cosciente di trovarsi in un ambiente in cui
difficilmente avrebbe potuto portare avanti le proprie idee. Anche
qui, però, ha trovato delle persone che hanno imparato ad apprezzarlo
come uomo prima che come allenatore, perché dietro l'aria un
po' tirata che lo ha accompagnato fino alla salvezza dell'Udinese,
si nascondeva la sua contagiosa voglia di vivere e di ridere, quell'autoironia
che lo porta a mettersi in gioco sempre, anche quando le situazioni
si fanno ingarbugliate. E poi, d'altra parte, è un genovese... |
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